Aprile esposizione Parigi

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Gérard LENGLET, Président de la M.J.C ‘Les Hauts de Belleville’ Et le Conseil d’Administration Ont le plaisir de vous inviter aux vernissages des Expositions Artcolle ‘ 16ème salon du collage contemporain ‘ Vernissage le jeudi 2 avril à partir de 18h 30 Exposition du 30 mars au 8 avril ‘ Collages, etcétéra ‘ Vernissage le jeudi 9 avril à partir de 18h 30 Exposition du 10 au 17 avril Ouverture de 15h à 19h – Entrée Libre Fermé le dimanche Renseignements : artcolle@yahoo.fr http://www.artducollage.com 43/45 rue du Borrégo 75020 Paris M° Télégraphe – St Fargeau.

Unaluce grigia

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Una luce grigia
cadeva dalle grandi finestre
nel salone.
Negli angoli rimanevano
le ombre.

Il principe di Beaumont
sedeva solo a tavola.

Venne un servo
versò del vino.
Il servo andò via
e non successe nulla.

In qualche angolo
un ragno tesseva
la sua tela.

E (oggi come all’ ora)
non succedeva niente
non succedeva proprio niente
in quel caldo pomeriggio
d’autunno
del 1733.

marco modi da -poesie sparse-fine anni 70.p60500412

da ” I demoni ” F.Dostoevskij

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Stravrogin:…Nell’ Apocalisse l’angelo giura che il tempo non esisterà più.

Kirillov: E’ molto giusto, preciso, esatto. Quando tutto l’uomo raggiungerà la felicità, il tempo non esisterà più, perché non ce ne sarà più bisogno. E’ un idea giustissima.

Stravrogin: Dove lo nasconderanno?

Kirillov: Non lo nasconderanno in nessun posto. Il tempo non è un oggetto, è un idea. Si spegnerà nella mente.

Giurami ora e qui amore eterno

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– Giurami ora e qui amore eterno –
disse il cavalier Bizzarro.
Trattenendo il rossore a stento
era in cucina –lei rispose – si –
e ributtò la minestra di farro.

La moglie impiccata
Al trave più alto,
poi la nave trovata,
la fuga,un nuovo salto.

Adesso vivono senza ritorno
In una casetta d’un celeste chiaro;
silenziosi siedono notte e giorno
e si muovono dentro una vita d’acquario.

Lui ha fabbricato frecce e arpioni,
trappole e tagliole,
ma cattura solo ragni e scorpioni
intanto il cuore si fa rosso e duole –

Lei,giammai si allontana
Più di un tiro di sasso,
così scorre vana
la vita ad ogni passo.

Ora. Agitando il pollice,
-davanti agli occhi di attenti ascoltatori –
e poi,via via,gli altri diti della mano :
a) al limitare del bosco sta l’arcobaleno
b) al centro del cuore il pugnale
c) capelli bianchi su un piccolo seno
d) polvere nascosta sotto il divano
e) su ambedue le mani un pugnello di sale
va indovinato tutto ciò a che vale.

E ancora:una biglia,un filo d’argento,
una gazza,una donnola che origlia
una spilla su un manto…

Certo si può piangere…
Si può ridere…
Si può piangere e ridere…
Ma …indovinando…
Si potrebbe vivere.
finestra 2– Giurami ora e qui amore eterno –
disse il cavalier Bizzarro.
Trattenendo il rossore a stento
era in cucina –lei rispose – si –
e ributtò la minestra di farro.

La moglie impiccata
Al trave più alto,
poi la nave trovata,
la fuga,un nuovo salto.

Adesso vivono senza ritorno
In una casetta d’un celeste chiaro;
silenziosi siedono notte e giorno
e si muovono dentro una vita d’acquario.

Lui ha fabbricato frecce e arpioni,
trappole e tagliole,
ma cattura solo ragni e scorpioni
intanto il cuore si fa rosso e duole –

Lei,giammai si allontana
Più di un tiro di sasso,
così scorre vana
la vita ad ogni passo.

Ora. Agitando il pollice,
-davanti agli occhi di attenti ascoltatori –
e poi,via via,gli altri diti della mano :
a) al limitare del bosco sta l’arcobaleno
b) al centro del cuore il pugnale
c) capelli bianchi su un piccolo seno
d) polvere nascosta sotto il divano
e) su ambedue le mani un pugnello di sale
va indovinato tutto ciò a che vale.

E ancora:una biglia,un filo d’argento,
una gazza,una donnola che origlia
una spilla su un manto…

Certo si può piangere…
Si può ridere…
Si può piangere e ridere…
Ma …indovinando…
Si potrebbe vivere.
– Giurami ora e qui amore eterno –
disse il cavalier Bizzarro.
Trattenendo il rossore a stento
era in cucina –lei rispose – si –
e ributtò la minestra di farro.

La moglie impiccata
Al trave più alto,
poi la nave trovata,
la fuga,un nuovo salto.

Adesso vivono senza ritorno
In una casetta d’un celeste chiaro;
silenziosi siedono notte e giorno
e si muovono dentro una vita d’acquario.

Lui ha fabbricato frecce e arpioni,
trappole e tagliole,
ma cattura solo ragni e scorpioni
intanto il cuore si fa rosso e duole –

Lei,giammai si allontana
Più di un tiro di sasso,
così scorre vana
la vita ad ogni passo.

Ora. Agitando il pollice,
-davanti agli occhi di attenti ascoltatori –
e poi,via via,gli altri diti della mano :
a) al limitare del bosco sta l’arcobaleno
b) al centro del cuore il pugnale
c) capelli bianchi su un piccolo seno
d) polvere nascosta sotto il divano
e) su ambedue le mani un pugnello di sale
va indovinato tutto ciò a che vale.

E ancora:una biglia,un filo d’argento,
una gazza,una donnola che origlia
una spilla su un manto…

Certo si può piangere…
Si può ridere…
Si può piangere e ridere…
Ma …indovinando…
Si potrebbe vivere.

Ora che l’oro

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Ora che l’oro
Era tratto in salvo
Abbandonarono la nave
-furono fuori con un salto-

Dobloni,scudi,marenghi,
valevano le pene,gli stenti,
e poi gioielli,diamanti,
le tempeste,il tifone,
l’anima sfrangiata
impigliata al pennone
più alto,
il teschio da corsa,
risacche e isole deserte,
gabbiani,prede perse,
i fuori rotta,
i forzieri trovati
in una grotta,
i fuochi nelle notti,
i naufragi,i duelli:
-lei aveva fianchi snelli
e zigomi sporgenti-

Salsedine sulla barba
Sole a picco,
distesi sotto una palma
naufraghi eterni
lontano da Maracaibo-tanto-
e da Vera cruz,
lontani da tutto,l
lontani,lontani,
miglia e miglia
su e giù per i meridiani
fra lo zenith e le stelle
vendendo cara la pelle,
con grucce e stampelle
gambe di legno
di seconda mano –tarlate –,
porte spalancate,
amori funesti
e poi inferriate,
lame acuminate,
orizzonti
gloriosi tramonti.

Rosso di sopra
Blù di sotto
Il cuore rotto
In mille pezzi.

Stanotte
Sono qui a poppa
Nella mia cabina
Di capitano,
e cammino –avanti e indietro –
alla luce di un candeliere
poi mi fermo:
-fra canocchiali e compassi –
una lacrima cade
sulla carta nautica
aperta e
bagna un punto
fra longitudine e latitudine…
segno il punto
che chiamo –solitudine –

Cala il vento
Si afflosciano le vele
Nella bonaccia.
Così sul tavolo
Mi addormento
Fra le mie braccia.

(02)Ora che l’oro
Era tratto in salvo
Abbandonarono la nave
-furono fuori con un salto-

Dobloni,scudi,marenghi,
valevano le pene,gli stenti,
e poi gioielli,diamanti,
le tempeste,il tifone,
l’anima sfrangiata
impigliata al pennone
più alto,
il teschio da corsa,
risacche e isole deserte,
gabbiani,prede perse,
i fuori rotta,
i forzieri trovati
in una grotta,
i fuochi nelle notti,
i naufragi,i duelli:
-lei aveva fianchi snelli
e zigomi sporgenti-

Salsedine sulla barba
Sole a picco,
distesi sotto una palma
naufraghi eterni
lontano da Maracaibo-tanto-
e da Vera cruz,
lontani da tutto,l
lontani,lontani,
miglia e miglia
su e giù per i meridiani
fra lo zenith e le stelle
vendendo cara la pelle,
con grucce e stampelle
gambe di legno
di seconda mano –tarlate –,
porte spalancate,
amori funesti
e poi inferriate,
lame acuminate,
orizzonti
gloriosi tramonti.

Rosso di sopra
Blù di sotto
Il cuore rotto
In mille pezzi.

Stanotte
Sono qui a poppa
Nella mia cabina
Di capitano,
e cammino –avanti e indietro –
alla luce di un candeliere
poi mi fermo:
-fra canocchiali e compassi –
una lacrima cade
sulla carta nautica
aperta e
bagna un punto
fra longitudine e latitudine…
segno il punto
che chiamo –solitudine –

Cala il vento
Si afflosciano le vele
Nella bonaccia.
Così sul tavolo
Mi addormento
Fra le mie braccia.

(02)Ora che l’oro
Era tratto in salvo
Abbandonarono la nave
-furono fuori con un salto-

Dobloni,scudi,marenghi,
valevano le pene,gli stenti,
e poi gioielli,diamanti,
le tempeste,il tifone,
l’anima sfrangiata
impigliata al pennone
più alto,
il teschio da corsa,
risacche e isole deserte,
gabbiani,prede perse,
i fuori rotta,
i forzieri trovati
in una grotta,
i fuochi nelle notti,
i naufragi,i duelli:
-lei aveva fianchi snelli
e zigomi sporgenti-

Salsedine sulla barba
Sole a picco,
distesi sotto una palma
naufraghi eterni
lontano da Maracaibo-tanto-
e da Vera cruz,
lontani da tutto,l
lontani,lontani,
miglia e miglia
su e giù per i meridiani
fra lo zenith e le stelle
vendendo cara la pelle,
con grucce e stampelle
gambe di legno
di seconda mano –tarlate –,
porte spalancate,
amori funesti
e poi inferriate,
lame acuminate,
orizzonti
gloriosi tramonti.

Rosso di sopra
Blù di sotto
Il cuore rotto
In mille pezzi.

Stanotte
Sono qui a poppa
Nella mia cabina
Di capitano,
e cammino –avanti e indietro –
alla luce di un candeliere
poi mi fermo:
-fra canocchiali e compassi –
una lacrima cade
sulla carta nautica
aperta e
bagna un punto
fra longitudine e latitudine…
segno il punto
che chiamo –solitudine –

Cala il vento
Si afflosciano le vele
Nella bonaccia.
Così sul tavolo
Mi addormento
Fra le mie braccia.

(02)

Durante tutto l’inverno

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Durante tutto l'inverno
Durante tutto l'inverno

Durante tutto l’inverno
Non vidi mai nessuno.

Le scale erano tutte bianche
Invase dalla neve
Caduta dal tetto aperto.

Nel bosco davanti la villa
La mattina presto
Cercavo della legna.

Al primo crac neri stormi di corvi
Si alzavano in volo
Nella luce violetta.

Vivevo ormai in una sola stanza
Ai piani superiori
Dormivo sul divano accostato al camino
Vicino la finestra.

Fu in quell’inverno
Che divenni molto vecchio.

dal libro ” Il poeta dimenticato ” ed.Lalli 1977

Durante tutto l'inverno
Durante tutto l'inverno

Durante tutto l’inverno
Non vidi mai nessuno.

Le scale erano tutte bianche
Invase dalla neve
Caduta dal tetto aperto.

Nel bosco davanti la villa
La mattina presto
Cercavo della legna.

Al primo crac neri stormi di corvi
Si alzavano in volo
Nella luce violetta.

Vivevo ormai in una sola stanza
Ai piani superiori
Dormivo sul divano accostato al camino
Vicino la finestra.

Fu in quell’inverno
Che divenni molto vecchio.

dal libro ” Il poeta dimenticato ” ed.Lalli 1977

Durante tutto l'inverno
Durante tutto l'inverno

Durante tutto l’inverno
Non vidi mai nessuno.

Le scale erano tutte bianche
Invase dalla neve
Caduta dal tetto aperto.

Nel bosco davanti la villa
La mattina presto
Cercavo della legna.

Al primo crac neri stormi di corvi
Si alzavano in volo
Nella luce violetta.

Vivevo ormai in una sola stanza
Ai piani superiori
Dormivo sul divano accostato al camino
Vicino la finestra.

Fu in quell’inverno
Che divenni molto vecchio.

dal libro ” Il poeta dimenticato ” ed.Lalli 1977